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Posted by on January 16th, 2020 at 12:55:12, under Announcement

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Il governo dell’epidemia è pericoloso per i cittadini

Posted by on May 23rd, 2020 at 5:56:51, under 2020 government induced depression, bits of economics, Coronavirus crisis, italian, politics, shared, Twit

L’ultima zappata di cui abbiamo avuto notizia è la classificazione di Lombardia, Umbria e Molise come regioni a pari rischio (sui dati dello scorso weekend). Ma la cosa peggiore è la possibilità per i cittadini di muoversi tra regioni a pari rischio almeno dal 3 giugno.

Quindi? Il lombardo potrebbe (in aereo, in macchina senza sosta oppure in treno con vagone piombato) trasferirsi nelle suddette regioni.

Ora, non ci vuole una scienza per comprendere come la situazione sia radicalmente differente. La Lombardia è l’epicentro dell’epidemia e viaggia da una sola settimana a meno di 100 morti al giorno (prima erano di più). Le zone più colpite hanno addirittura raggiunto l’immunità di gregge, perché si sono ammalati proprio tutti.

I giorni tragici per il Molise vedono 3 morti il 20 marzo, per l’Umbria 7 il 28 marzo. La Lombardia invece ebbe il picco di 576 morti il 21 marzo.
Stiamo parlando di numeri non comparabili, né adesso, né allora. L’epicentro confrontato con terre che l’epidemia l’hanno sostanzialmente vista in televisione, per fortuna.

Cosa potrà andare mai storto? Che il lombardo con seconda casa nella ridente Umbria si fa il percorso in macchina (autostrada), con una tirata unica. Se non cova niente (o si autocontiene molto o fa vita ritirata), non succederà evidentemente niente. Il governo non ci arriva, ma se uno sta da solo su una collina, non è pericoloso.
Se è ammalato asintomatico o presintomatico che fa la sua solita vita (aperitivi, bacetti, uscite etc), è il classico fiammifero gettato nel pagliaio. A causa sua partirà un focolaio epidemico e chissà se la regione in questione saprà spegnerlo in tempo.

Un algoritmo decente non può e non deve guardare solo R(t), che risente tantissimo di dinamiche come incremento dei controlli e simili. Deve prima fare i conti con le inefficienze dello Stato e delle sue diramazioni locali, capaci solo di tassare.

Guardare in faccia una dura realtà fatta di morti e ammalati, di malati abbandonati a se stessi e mai localizzati, che hanno contagiato altre persone, di gente che ce l’ha fatta da sola. Quelli che son guariti erano forti, gli altri se ne sono andati. Per i fragili nessuna pietà, questo coronavirus schianta chi è fragile oppure chi ne inala dosi massive con protezioni insufficienti o inesistenti.

Per noi quando la Lombardia scenderà stabilmente sotto i 20 decessi al giorno, con un livello di testing decoroso, allora si potranno rivedere un po’ di cose. Prima è meglio che gli spostamenti da e per quelle terre siano limitati alle sole esigenze di lavoro, che pure sono parecchie e movimentano parecchie persone.

Ricordiamo infatti che il virus con ogni probabilità è arrivato dalla Cina di rimbalzo, molto probabilmente a seguito di un businessman. Non a seguito dei vacanzieri.

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Il governo Conte bis sta schiantando il Paese

Posted by on April 26th, 2020 at 8:11:09, under 2020 government induced depression, bits of economics, Coronavirus crisis, politics, shared, Twit

Venerdì sera è uscito il report di S&P dove si temeva un downgrade del rating italiano.

Il downgrade non c’è stato, il rating resta BBB, ma i numeri usciti sono in ogni caso molto interessanti.

  • Debito/PIL 153% proiettato sul 2020
  • deficit/PIL proiettato al 6.3% sul 2020
  • Discesa del PIL di poco inferiore al 10%

Il tutto ipotizzando otto settimane di lockdown, uscita graduale dalle restrizioni e niente folle oceaniche prima della fine dell’estate.

Per dare un’idea, l’allora opposizione di sinistra si stracciava le vesti su una crescita di qualche punto (pochini), su un debito/PIL proiettato intorno a un 130% e un deficit/PIL intorno al 3% … la finanziaria che avrebbe voluto Borghi a fine 2018 e che invece è uscita molto diversa.

Siamo andati a guardare le serie storiche dell’ISTAT, dopo che un primo grafico trovato su wikipedia ci faceva vedere che la famosa crisi del 2008/2009 è stata limitata a due decrescite di PIL di 1.2 e 5.5 punti in due anni.

Non abbiamo trovato alcunché, almeno da quando c’è la Repubblica Italiana.

(continue reading…)
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SARS CoV2 – aggiornamento 22/4

Posted by on April 23rd, 2020 at 15:39:31, under Miscellanea

La grande novità di questi giorni è la pubblicazione (finalmente!) del numero di persone testate.

Fino al 20 aprile si sapevano le persone positive, (divise in ricoverati, terapie intensive, isolati a casa, guariti e defunti) e i tamponi. Tamponi che avevano una particolarità: non erano unici, quindi se a uno venivano fatti 8 tamponi in 8 giorni (poveraccio) il sistema registrava +8.

Ora la situazione cambia radicalmente.

Intanto le persone testate sono poco più di un milione, pari a circa 1/60 della popolazione.

Poi ogni regione ha la sua copertura e i suoi numeri. E qui iniziano le sorprese.

I numeri sono diversi. Guardiamo che copertura hanno rispetto alla popolazione

Non a sorpresa, la regione che sinora ha controllato meglio l’epidemia (il Veneto) è quella con la copertura maggiore. Se tutta l’Italia avesse seguito tali pratiche, avremmo non un milione ma circa due milioni e rotti di persone testate. Ma a Roma (che non diede le linee di indirizzo corretto, raccomandando anzi di fare i tamponi solo a chi aveva i sintomi) non si sente certo cantare il Confiteor. Detto questo, guardiamo gli altri andamenti.

(continue reading…)
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Cosa deve fare l’Italia adesso?

Posted by on April 15th, 2020 at 15:18:51, under Miscellanea

Semplice a dire, meno da farsi

  1. tra 200 e 300 miliardi di euro di debito straordinario (in BTP) per far fronte alle proprie esigenze. Chi compra c’è, la chiave si chiama ECB PEPP. Ai figli spiegheremo che l’alternativa era consegnar loro macerie fumanti e la miseria più nera.
  2. sussidi statali a tutti coloro che dovranno stare chiusi ancora a lungo (bar, mense scolastiche, filiera relativa alla scuola, turismo).
  3. sussidi a coloro che ci perderanno per le prescrizioni inevitabili (distanza sociale, mascherine etc)
  4. riapertura con prescrizioni entro fine aprile/inizio maggio per tutti gli altri

Quali driver usare per gli impieghi?
L’unico metro può essere il fatturato dell’anno prima, o la media dei 5 anni precedenti. L’ideale sarebbe un mix tra un anno di vacanza fiscale (quest’anno niente tasse per nessuno) e il 40 – 50% del fatturato dell’anno precedente (o della media).

I privati non partite IVA?
Hanno gli ammortizzatori sociali o la vacanza fiscale (o entrambi).

E i lavoratori in nero?
Quando hanno accettato il lavoro nero hanno accettato anche una clausola che diceva: se succede qualcosa ti attacchi.
Lavoro nero vuol dire niente ferie pagate, niente sussidi di disoccupazione, niente malattie pagate, più in generale niente tutele. Ma in cambio niente esborsi verso l’INPS (o altre casse) e niente tasse da pagare sulle entrate.

MES? Da attivare solo in caso di totale disperazione (aste deserte), nel caso alle condizioni che imporranno.
Eurobond/coronabond? Tranquilli, non ci saranno. Hanno già detto no.

Perché menziono solo la Banca centrale e non le altre istituzioni UE?
Perché secondo noi chi dà gli ordini deve pagare i danni provocati. Gli ordini di lockdown sono partiti dal governo italiano e da singole regioni, quindi i conti dei danni vanno ripartiti pro quota.
Non è giusto che il tedesco (che ha tenuto tutto aperto) debba pagare le cavolate del governo Conte.

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La Chernobyl italiana si chiama Lombardia

Posted by on April 14th, 2020 at 14:37:00, under Coronavirus crisis

La Lombardia da sola pesa per oltre il 50% dei decessi per SARS CoV2 presenti in Italia.
Più in generale gli exitus sono per 3/4 concentrati in 3 regioni: Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte (guardacaso entrambe confinanti con la prima).

Quindi se noi riusciamo a capire le dinamiche di queste tre regioni dovremmo aver capito tutto il fenomeno, senza doverci attardare su un modello nazionale che di fatto non esiste o è poco significativo.

Lombardia

Tanto rumore statistico, ma le medie mobili parlano abbastanza chiaro.
Il trend dei decessi giornalieri è tutto sommato discendente. Attenzione alla rottura della media mobile a sette giorni avvenuta giusto ieri, segnale di un probabile rialzo importante. Perché importante? Il grafico sembra puntare anche la media mobile a 14 giorni.

E no, non vuol dire che i milanesi sono molto fuori casa, nonostante il pensiero dell’assessore regionale o la vuota retorica nazionale. Vuol dire che hanno dei focolai da schiacciare, da cui sta emergendo qualsiasi cosa. Questi numeri (200-300 morti al giorno) non sono da runner o da sciagurati che portano il cane a passeggio.

Terapie intensive? In alleggerimento costante da giorni, trend abbastanza consolidato.

Probabile che arrivi un picco imponente di decessi o aggiornamenti nelle prossime settimane, se mai decideranno di includere anche qualche migliaio di morti sospette che hanno avuto e non sono state contabilizzate perché casi ufficialmente non confermati.

Nel caso sarà un picco apparente, a cui seguirà un crollo delle statistiche. A nostro modo di vedere, il peggio per questa sciagurata regione dovrebbe essere alle spalle.

Emilia-Romagna

Qui siamo appena usciti da una sorta di terzo massimo relativo pasquale a livello di decessi. Il crollo sotto le medie mobili è avvenuto solo ieri 13/4, quindi la situazione è da controllare con grande attenzione. La situazione potrebbe essere stazionaria nella fascia 50-80 decessi/die. Anche qui il peggio pare alle spalle.

Per le terapie intensive invece abbiamo una discesa costante ma lentissima

Piemonte

Uno si aspetterebbe altro, ricordando come nacque il tutto. Ma il Piemonte ha superato il Veneto il 13 marzo (da 26 morti totali contro 32 a 46 morti totali contro 42) e poi è partito, confermandosi al terzo posto solitario di questa triste classifica.

C’è tanto rumore statistico, aggravato da un giorno senza decessi apparenti (il 32mo, corrispondente al 26 marzo) a causa di un ritardo di comunicazione. I 50 decessi non segnalati slittano al giorno successivo. A differenza di altri non abbiamo rettificato i dati per non impelagarci nei casini della protezione civile. Molti giorni ci sono dati mancanti, problemi e roba varia, per tacere dei contagi percepiti e dei guariti, dati totalmente inaffidabili. Per dire, ogni giorno c’è un vettore (casi in attesa di verifica) che si vede nelle tabelle provinciali (molto più povere di dati) ma non in quelle regionali.

Sembrava andare tutto non troppo male, poi il 9 aprile (giorno 45) la linea dei decessi, dopo violente oscillazioni ha sfondato al rialzo le medie mobili ed è rimasta lì, intorno ai 100 morti al giorno. Perché? Bella domanda.

Sembra una situazione abbastanza stazionaria, certo non qualcosa che segnala un cessato pericolo. Non ce la sentiamo di affermare che il peggio è dietro, non lo sappiamo. Potremmo avere:

  • un doppio massimo, che matematicamente pare una bestemmia ma occorre ricordare che anche le curve regionali sono una composizione delle singole curve dei vari focolai epidemici sul territorio;
  • un vero massimo assoluto più avanti nel tempo, che vuol dire altri guai.

Terapie intensive … vi sono più posti occupati in Piemonte che in Emilia-Romagna. Trend discendente consolidato, prima abbastanza deciso, ultimamente molto molto lento. A breve potrebbe esserci una ripartenza o uno stallo.

Per chiudere altri due grafici che avete già visto, stavolta senza commenti ulteriori.

Spiegate le tre regioni trainanti, spiegato tutto.

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A che punto dell’abisso si trova l’Italia?

Posted by on April 9th, 2020 at 15:30:46, under bits of economics, Coronavirus crisis, italian, shared, Twit

Pare che il peggio sia alle spalle.

La pressione sulle terapie intensive è in calo costante da qualche giorno (si liberano più posti di quelli occupati dai nuovi malati), con un trend discendente che interessa quasi tutte le regioni. Punto di massimo il 3 aprile.

I decessi giornalieri stanno piegando e pare non abbiano alcuna intenzione di rimbalzare, non adesso almeno.


Il giorno più tragico risulta il 27 marzo, con quasi un migliaio di nuovi decessi.

Sappiamo che i malati in terapia intensiva certificati positivi in realtà sono una sottostima del totale. Sappiamo – purtroppo – che nelle zone più in crisi i medici hanno dovuto scegliere, usando criteri di reverse-triage, per stabilire chi aveva maggiori chances di sopravvivenza (e quindi poteva accedere al ventilatore) e chi meno (morfina …).

Sappiamo inoltre che il sistema (soprattutto lombardo) è andato così in crisi da non riuscire nemmeno a contare correttamente i morti, e non stiamo parlando di qualche decina che scappa. A Bergamo dicono che i decessi sono circa il doppio della media di periodo degli ultimi 5 anni, aggiungendo quindi circa 2000 morti al tragico bilancio lombardo.

Gli altri dati ci pare siano ben poco affidabili, certo sono effetto della politica deleteria del governo centrale e di troppe regioni di risparmiare sui tamponi per i test quando era ora, lasciando così campo libero al virus.

Ci basta un solo grafico. A fronte di una letalità stimabile al massimo entro i 2 punti percentuali, diverse regioni mostrano una evidente sovrastima che non può non nascondere degli autentici fuori controllo. Questo può essere sia frutto dei reverse-triage, sia di un campionamento lacunoso.

Abbiamo tenuto il Veneto e il Lazio come casi di controllo, perché lì l’incendio non è mai decollato.

Visto che – purtroppo – non si capisce molto, segnaliamo che:

  • Lombardia outlier con letalità percepita 18%
  • Marche, Liguria ed Emilia Romagna sopra il 12% di letalità percepita
  • Valle d’Aosta converge al 12%
  • Piemonte, Bolzano, Trento e Abruzzo poco sotto il 10%
  • Molise (spike anomalo all’inizio), Lazio e Veneto (casi di controllo) intorno al 6%

Chiaramente a fine ordalia molti dovranno farsi un’esame di coscienza, visto il massacro, sia a livello centrale, sia a livello periferico.

Sarebbe ora di far ripartire tutta la produzione, con opportune prescrizioni e controlli (DPI, distanze di sicurezza etc), ma devono ripartire tutti. Anzi, più ha difficoltà il governo a erogare sussidi a debito per chi sta a casa, più è urgente ripartire.

Bar, posti di aggregazione, scuole, invece, meglio che restino chiusi. Il turismo? Pazienza. Ma chi ha studiato economia e ha presente le componenti del PIL sa che l’Italia è fondamentalmente un Paese industriale.

Nel momento più critico è la fabbrica – piccola o grande che sia – a salvare la baracca,a costruire ventilatori polmonari, kit di laboratorio, maschere, guanti, camici (almeno a saperle sfruttare). Oppure divise, carri armati, mitragliatrici, aerei (se serve combattere). Non il turista.

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