Come il CSM divenne politicizzato?

Ci sono due possibili spiegazioni, che però convergono.
La prima è di Giancarlo Perna, che scrive nel suo articolo di venerdì scorso su Il Giornale

Imboccò la china negli anni ‘80. Craxi, presidente del consiglio, aveva criticato le indagini lacunose sul delitto Tobagi e l’accanimento contro un innocente, Enzo Tortora. Indispettito, il Csm decise di stilare - proprio come fa in queste ore - un documento contro l’incauto. Ma Cossiga, che da Capo dello Stato era anche presidente del Csm, si infuriò. «Se mettete all’ordine del giorno la censura a Craxi, io vengo con i Cc e annullo la seduta» disse. E nel giorno della riunione fece circondare la sede di Palazzo dei Marescialli da militi autocarrati in tenuta antisommossa. Come d’incanto, il Csm dimenticò Craxi e parlò di varie ed eventuali. Di fronte ai sordi, lo Stato si difende anche alzando la voce. Non crede, presidente Napolitano?

Napolitano purtroppo ha lo stile dei messaggi in bottiglia. Non ama alzare la voce, preferisce evitare toni forti.

Questa spiegazione, invece, viene da un disegno di legge presentato da Cossiga in Senato, che mira a ripristinare quello scudo al giustizialismo che un parlamento suicida si tolse nel lontano 1993, con la benedizione di Scalfaro.

Onorevoli Senatori. – Gravi danni al Paese, società civile ed istituzioni, ha prodotto la dissennata «bufera giustizialista» che negli anni scorsi ha devastato la nostra vita, «bufera giustizialista» prodotta dalla crisi del sistema politico conseguente al venir meno nel mondo, in Europa ed in Italia, della contrapposizione tra «democrazia liberale» occidentalista e «democrazia progressiva» del «socialismo reale», e dalla mistificatrice azione giudiziario-politica della «magistratura militante», con larghi apporti di «qualunquismo» e di «antiparlamentarismo», anche da parte di chi poi, sull’ondata della disfatta dei partiti democratici tradizionali, vinse nel 1994 le elezioni politiche generali, membri oggi di Forza Italia e di AN. Questi tragici avvenimenti hanno indotto, nel 1993, il Parlamento dei «perseguitati», erroneamente chiamato degli «indiziati», anche a motivo delle suggestioni e delle pressioni «moralizzatrici» e «giustizialiste» (provenienti anche da alte autorità) a spogliarsi di prerogative e immunità, consacrate negli ordinamenti di tutti gli Stati costituzionali da una antica storia istituzionale e confermate da una veneranda tradizione costituzionale, a difesa della libertà ed indipendenza dei rappresentanti della sovranità popolare e a fermo presidio della divisione dei poteri e degli ordini costituzionali, nonché della «primazia» del Parlamento, unico «sovrano legale» in uno Stato costituzionale, in rappresentanza dell’unico «sovrano reale»: il popolo.

La improvvida, non mediata, dissennata decisione del Parlamento è stata una delle cause gravissime della «usurpazione di poteri» che ha gravemente alterato l’intero sistema costituzionale, operata dalla «magistratura militante», tramite alcuni uffici del pubblico ministero e alcuni giudici, il Consiglio superiore della magistratura e in parte tramite la Corte costituzionale che è anch’essa ormai divenuta organo non solo più di «arbitraggio» politico costituzionale, e tanto meno giudice di «annullamento» delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato, delle regioni e delle province autonome, come stabilito dalla Costituzione, ma addirittura nei fatti «organo di indirizzo della politica legislativa», «usurpazione», questa, promossa e sostenuta dai «giuristi democratici» esponenti dei quali sono stati immessi in massa negli anni scorsi nella Corte costituzionale, con un grave appannamento della credibilità nella autonomia e indipendenza e «terzietà» della Corte stessa.
Con il presente disegno di legge costituzionale si «riconosce pienamente e semplicemente» il tradizionale e affermato sistema di prerogative e guarentigie parlamentari, confermato nell’ordinamento repubblicano, con strabocchevole maggioranza, dall’Assemblea costituente e vigente in tutti i Parlamenti europei e nello stesso Parlamento dell’Unione europea, e di cui hanno continuato a godere i giudici della Corte costituzionale. Con il presente disegno di legge costituzionale si richiamano altresì in vigore alcune utili e opportune disposizioni legislative ordinarie di applicazione non più vigenti per mancata conversione dei decreti-legge con cui erano state emanate.
Si ricolloca così finalmente, con tutte le sue guarentigie e prerogative, il Parlamento nel suo ruolo di unico «sovrano legale» dello Stato, in cui era stato collocato al centro dell’ordinamento costituzionale dall’Assemblea costituente, ruolo nel quale era stato «vulnerato» dal fascismo politico prima, e poi dalla indecorosa «resa» di noi membri del Parlamento al «fascismo giudiziario» e alla cultura autoritaria e illiberale del «giustizialismo».

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