Poco fa è stato firmato dal Ministro dello Sviluppo economico Scajola e dal Presidente del Consiglio Berlusconi il decreto di nomina del commissario di Alitalia, che avrà l’incombenza di portarla verso la liquidazione (o il crack, dipende). Si tratta dell’ex ministro delle finanze di un governo di sinistra, Augusto Fantozzi.
In giornata il Consiglio di Amministrazione della compagnia ha fatto con almeno cinque anni di ritardo il suo dovere: ha preso visione dei conti del primo semestre del 2008 (perdita di 400 milioni), mettendo nero su bianco l’esistenza di un debito di 1,172 miliardi di euro e fondo cassa al lumicino (dati al 31 luglio), chiedendo un decreto di insolvenza per la compagnia al Tribunale di Roma, e il commissariamento al governo.
Passiamo alla nuova compagnia, che parte ‘pulita’ e con circa un miliardo di capitalizzazione (frutto dell’ormai famosa cordata), prende gli aerei di Air One, può scegliere la parte buona di Alitalia e scartarne i rifiuti (grazie alla modifica della Legge Marzano il commissario può vendere attività della vecchia ditta), imbarcare altri soci. Unico vincolo: cinque anni legati alla Fenice.
A questo punto che fare della vecchia bagnarola? Logica vorrebbe una pura e semplice bancarotta, con tanto lavoro per i giudici per i prossimi anni. Un crack (abbiamo detto) da circa un miliardo.
Per accedere alla liquidazione, infatti, bisogna mettere mano al portafoglio accollandosi almeno una parte dei debiti, oltre a rinunciare per sempre a quel poco o niente che era rimasto del capitale sociale. Va da se che il prestito ponte rimarrà contabilizzata come perdita nel Bilancio dello Stato
Il progetto di salvataggio dei vecchi azionisti è quanto di più osceno, disgustoso e rivoltante ci possa essere sul piatto. Al posto di costringerli a rimborsare i debiti della vecchia compagnia di cui erano proprietati (come sarebbe giusto), pena la bancarotta, gli offrono ancora uno scivolo verso la nuova compagnia o un rimborso attingendo al bilancio statale (i conti dormienti saccheggiati agli ignari proprietari sono tecnicamente sotto il Ministro dell’Economia). Perché tutto ciò? Buonismo.
Perché poverini erano incapaci di leggere i giornali e ascoltare i telegiornali al momento di investire i loro soldi.
Alitalia difatti era in crisi nera da almeno un decennio. Giusto così … per nota incapacità a portare a casa utili.
Tags: Alitalia, bankrupty, debiti, Progetto Fenice
14 viewsThis entry was posted on Friday, August 29th, 2008 at 21h22'39" and is filed under bits of economics, italian. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Both comments and pings are currently closed.