Intervento on. Daniela Melchiorre – 2009-01-29
by juanm on Jan.30, 2009, under Berlusconi quater, italian, politics, shared
La legge è il provvedimento carfagna sul cosiddetto ’stalking’.
Signor Presidente, ho sempre pensato che le leggi non fossero fatte esclusivamente per le donne o per gli uomini, ma in generale per gli esseri umani. Credo fermamente che la legge sia uguale per tutti e vorrei ricordare a me stessa e ai colleghi presenti in quest’Aula le parole del grande giurista Jemolo, che, riferendosi alla famiglia, affermava che la famiglia è un’isola che il mare del diritto può soltanto lambire. Credo che, nella formazione di questo grandissimo giureconsulto, vi sia un punto fondamentale per tutti noi, ossia che i rapporti umani, le relazioni umane e le difficoltà nei rapporti tra generi vadano chiarite su un altro piano, quello culturale. Credo che il piano culturale sia il primo ed essenziale passaggio perché si possano stabilire relazioni umane sane e perché si possa creare una cultura del rispetto tra generi: questo è il punto fondamentale.
Tuttavia, con riferimento al provvedimento che adesso si sta per votare, credo anche che il punto fondamentale in esso contenuto sia stabilire effettivamente, da un lato, quale interesse o bene giuridico intenda tutelare e, dall’altro, l’effettiva applicabilità delle norme: come ho accennato prima, infatti, il nostro compito, prima di tutto (lo ricordo a me innanzitutto), è quello di formulare leggi che, una volta uscite dalle Aule parlamentari, possano essere applicate e, quindi, servire allo scopo, in particolare modo quando, come in questo caso, si introduce un nuovo reato – fatto, peraltro, piuttosto raro nella nostra legislazione, soprattutto per quanto riguarda il codice penale – e, quindi, una nuova fattispecie criminosa.
Mi sembra, quindi, che abbiamo sicuramente una responsabilità enorme nei confronti di tutti, innanzitutto di noi stessi e di tutti i cittadini italiani, nel momento in cui ci apprestiamo ad effettuare la nostra attività legislativa. A mio avviso, quindi, come afferma giustamente l’onorevole Concia, non possiamo «cavare» con i codici, quando si tratta di voler reprimere o mutare la concezione culturale dei rapporti tra generi. Condivido questa affermazione, perché è esattamente questo il punto.
Per quanto riguarda il reato di molestie insistenti, scusatemi, mi dà molto fastidio chiamarlo stalking, perché la forma, in questo caso, è sostanza: non siamo in Gran Bretagna, in Canada, in America e neanche in Germania, ma abbiamo un codice penale che, per quanto datato – come sottolineato da molti giuristi – è comunque tuttora uno dei migliori codici penali del mondo. Nel nostro codice penale ci sono già tutte le fattispecie di reato tipizzate, che, se invocate adeguatamente dalle presunte vittime, potrebbero concorrere a far sì che i presunti colpevoli vengano indagati ed eventualmente condannati: l’ho affermato sin dall’inizio.
Il fatto che non si sappiano produrre politiche positive, che possano sviluppare la cultura del rispetto tra generi, non ci deve portare all’emanazione di leggi palesemente incostituzionali. L’incostituzionalità – ribadisco in questo momento, come ho già più volte affermato, sia in Commissione sia in Aula – è stata sottolineata a tutti i livelli: se ne è parlato in Commissione, da colleghi sia della maggioranza sia dell’opposizione; si sono espressi in questo senso anche il rappresentante del Ministero della giustizia e la Commissione affari costituzionali e da parte mia vi sono state richieste specifiche in questo senso, affinché si chiedesse l’ausilio di un costituzionalista che si pronunciasse effettivamente sulla costituzionalità di questo nuovo reato.Ebbene, tutte queste indicazioni sono state disattese sistematicamente, perché ormai si era andati nella direzione di una legge che, a mio avviso, bisognava a tutti i costi approvare, anche se, poco fa, per esempio, il collega Rao ha ammesso che si possono fare dei passi avanti sulla determinatezza.
Dall’Aula non può uscire, a mio avviso, una legge che non ha i caratteri necessari per essere applicata. Non possiamo introdurre un reato indeterminato, anche perché, come dicevo prima, concordo sul fatto che le colleghe del Partito Democratico abbiano chiesto che fosse accolto il loro emendamento circa un monitoraggio annuale dei dati sulle molestie insistenti. Concordo su questo, perché ad un certo punto bisogna effettivamente anche rendersi conto del fenomeno, il che spetterebbe ad un Ministero delle pari opportunità.
D’altro canto, a mio avviso, monitorerei anche i dati relativi a tutti coloro che, grazie a questa legge, saranno ingiustamente accusati, perché, come ho fatto notare, il pericolo di una legge così indeterminata, che lascerebbe al giudice uno spazio di discrezionalità eccessivo, risiede proprio in questo, cioè nella possibilità che vengano ricompresi nel reato di molestie insistenti una serie di comportamenti non tipizzati, con la conseguenza di avere un numero crescente di persone (di uomini in questo caso, ma potrebbero essere anche donne) accusate ingiustamente.
Inoltre, ritengo che qui ci siamo spesso ribellati, quando si è trattato di far valere principi garantistici, ma soprattutto di far valere principi liberali. Per questo, mi rivolgo anche al centrodestra, a coloro che appartengono al Popolo della Libertà, a Forza Italia, che un tempo era detto un partito liberale di massa. Ebbene, mi sembra che sicuramente oggi sia un partito di massa, ma non tanto liberale, da questo punto di vista.
Vediamo che il primo sindacato di sussistenza della fattispecie criminosa non spetta, come dovrebbe essere, come prevede comunque il nostro ordinamento, ad un magistrato, ma al questore. È il questore che deve verificare se, fatte le dovute indagini, sussistano i presupposti per l’applicazione dell’ammonimento. Come dicevo prima, sappiamo che l’ammonimento è un provvedimento che non può, salvo che non si stravolgano anche i principi della procedura penale, essere adottato in via preliminare, consentendo poi una condizione di procedibilità d’ufficio, qualora sia disatteso dall’ammonito. Non può essere previsto in questi termini.
Scavalchiamo principi costituzionali. Qui non si parla neanche di garantismo, ma della libertà dell’individuo, di un principio fondamentale. Inoltre, a proposito dell’inapplicabilità di questa legge, dico anche che qualsiasi avvocato degno di questo nome, per difendere il proprio assistito accusato di molestie insistenti, per prima cosa dovrebbe proporre un ricorso avverso l’ammonimento del questore. Tra l’altro, anche i fatti per cui il questore fosse messo in grado di ammonire sarebbero comunque difficilmente provabili.
Poi mi chiedo anche un’altra cosa relativamente ai costi (ancora non si è capita bene la questione della copertura finanziaria, ma non voglio fare di questo una polemica sterile; evidentemente sul punto non abbiamo avuto dati precisi, ma solo annunci, proclami manifesti). Nessuno ha considerato (perché quando si introduce un nuovo reato, una nuova legge, bisogna pensare alla copertura finanziaria in toto) quanto costano le perizie psichiatriche. Infatti, chiunque abbia frequentato, anche solo da semplice praticante di uno studio legale, un’aula di tribunale nelle udienze penali sa perfettamente quanto sia difficile provare il perdurante stato di ansia e, comunque, in generale le patologie psichiatriche.
Per questo motivo, dico che non si sono valutati neanche i costi di questo, che non vanno assolutamente tralasciati, visto lo stato in cui versa la giustizia.
È per questi motivi, quindi, perché riteniamo che si tratti di una legge che presenta alti profili di incostituzionalità, profondamente illiberale, di difficile applicazione e di una legge che, insisto, non tutela le donne dalla violenza (quello è un altro discorso, a mio avviso: il diritto penale non è un diritto preventivo, non ha assolutamente una funzione preventiva e qui ci tengo a sottolinearlo)…PRESIDENTE. La prego di concludere.
DANIELA MELCHIORRE. È per questi motivi che dichiaro il voto contrario dei Liberal Democratici-Repubblicani su questo provvedimento.
