Ormai non ci sono più dubbi … la stessa tecnica utilizzata è quanto di più devastante e dirompente ci possa essere contro il nemico di turno.
La bomba sganciata l’altro giorno dal neodirettore Feltri sulle prime pagine del Giornale (qui) è solo un esempio di quello che ci aspetta nei prossimi mesi. L’attaccato non ha alcuna arma per difendersi. Non le querele perché sono perse in partenza, non la solidarietà di terzi perché lascia il tempo che trova (anzi … molti mormoravano e sospettavano già prima), non l’urlo contro il giudice cattivo perché sotto c’è la sua firma. Semplicemente colpito e affondato. Rimane su altri l’onere di far partire le inevitabili ritorsioni e rappresaglie … in questo caso un incidente diplomatico in piena regola, con tanto di tessitore infuriato e prese di distanza che non spostano di una virgola la sostanza della questione.

Vantaggi? Pochi. La spada affilatissima non ha colpito il bersaglio giusto, ma solo una delle tante voci che criticavano. Non quella principale.

Sulla prima pagina del Giornale di quel 28/8 campeggiava una faccia di De Benedetti con la smorfia, richiamo alla storia della vendita SME ripresa all’interno del giornale stesso (pagg 8 e 9). Anticipazioni, speculazioni su possibili inchieste … insomma molto fumo e poca carne.

Un altro individuato e colpito è il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Stavolta niente lenzuola, ma una banale e classica storia di evasione fiscale. Compravendita di immobile, che passa di mano a 2.15 miliardi LIT, ma dall’atto notarile risulta molto meno … 1.3 miliardi LIT, con un risparmio di imposte ipotecarie pari a circa 80 milioni LIT.
Classica difesa da uno stato rapace che ti prende il 50%+1 (come minimo) di quello che dichiari. Ma se uno si difende in quel modo, forse non è opportuno che tiri fuori storie di presunta evasione di altri, né tantomeno è opportuno inneggiare all’uomo delle tasse e della felicità.

Chi sarà il prossimo? Già perché visto che tutti hanno la loro dose di scheletri nell’armadio, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Da una parte continueranno il tiro a Berlusconi, dall’altra gli obici colpiscono senza pietà gli altri protagonisti. Noi per conto nostro non pretendiamo grande levatura morale o un comportamento impeccabile da chi si incarica di bombardare il fronte avverso. Pretendiamo solo che l’unica spada usata per tagliare in due il nemico sia quella della verità.
E PRETENDIAMO (questo sì) che Berlusconi risponda con denunce penali per diffamazione a mezzo stampa a eventuali menzogne dette sul suo conto, o in subordine stia zitto e lasci lavorare le artiglierie. Speriamo che per ragioni di dignità non segua il triste esempio della sua ministra … la quale prima ha annunciato denuncia penale, poi è ripiegata su una semplice richiesta di danni, e poi … diciamo che la causa non è ancora chiusa.

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