La notizia del giorno è la bocciatura senza appello del Lodo Alfano … violazione art 138 e art 3 della Carta Costituzionale. Cioè si trattava di una modifica per cui non era sufficiente una legge ordinaria ma occorreva una legge costituzionale, visto che introduceva una disparità tra i cittadini in deroga all’art 3, e questo indipendentemente dalle motivazioni per cui era stata scritta.

La votazione è avvenuta a maggioranza (9 per la bocciatura, 6 per salvare la legge riferiscono indiscrezioni di corridoio).

Visto che è in queste condizioni che si vede quanto una persona è adatta a governare un Paese, ci permettiamo di suggerire alcune vie d’uscita. Intanto lasciare che siano gli avvocati di parte a fare i rilievi alla sentenza, che contraddice quanto deciso dalla stessa Corte nel lontano 2004 sul cosiddetto Lodo Schifani (allora, per una procedura simile l’accenno all’art 138 non c’era e si sono sprecati 5 anni di tempo in cui si potevano sistemare per bene le cose). Vincolare i propri colleghi politici a un rigoroso silenzio sarebbe l’ideale (ma purtroppo hanno già parlato). Poi … mettersi al lavoro e prendere atto della situazione.

1 - varare una riforma che ripristini la versione originale dell’art 68 Cost con i modi e con i tempi dovuti. Affrontare la folla eccitata dal demagogo che chiede giustizia sommaria (per gli altri) e insulta sanguinosamente chiunque gli dia torto (foss’anche il Capo di Stato) sarà inevitabile, ed è nel modo con cui verrà affrontata che si vedrà se Berlusconi e i generali del PdL saranno all’altezza del compito

2 - varare una seconda riforma costituzionale che suturi la lacerazione esistente tra l’ultima versione della Carta e la prassi. Premierato forte, elezione diretta del premier, funzioni del premier, ruolo del Parlamento, riduzione dei parlamentari, ruolo del Presidente della Repubblica, tutto da ridefinire cercando pesi e contrappesi opportuni per evitare forti concentrazioni di potere e permettere al Parlamento di fare il suo lavoro di controllo e correzione e proposta legislativa.
Potrebbe essere l’ultimo atto di una classe politica prima di un possibile ricambio generazionale, quindi è quanto mai opportuno che queste cose succedano adesso, non dopo. Dopo altri subentreranno e per questa classe politica sarà troppo tardi per rimediare a uno scollamento che è iniziato con i referendum del 1994 e poi è proseguito in questi 15 anni, fino al punto di avere una legittimazione popolare del premier che non è prevista né codificata dalla Carta fondamentale.

Mi permetto di evidenziare che la soppressione del ruolo del Premier, l’elezione diretta del Capo di Stato (massimo due mandati consecutivi) su una scheda diversa da quella del Parlamento e senza potere di sciogliere il Parlamento stesso potrebbe essere uno scheletro intorno a cui ricostruire una parte consistente dell’attuale Carta.

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