L’Italia dipende da altri per sperare di salvarsi
Posted by juanm on May 4th, 2012 at 8:58:23, under bits of economics, italian, politics, shared, Sovereign crisis 10s, Twit
Qualsiasi cosa faccia il Monti non sarà sufficiente a salvare l’Italia, Paese **per ora** (ma per quanto?) solvente ma illiquido, dal suo destino … la lunga e dura strada per il ritorno a una sorta di normalità è resa molto difficile dagli effetti recessivi sull’immediato che qualsiasi manovra di recupero/risanamento ha, qualunque strada venga intrapresa. Sia quella sciagurata di una stretta fiscale (effetti più pesanti e negativi sul lungo periodo) prediletta dai socialisti italici, sia quella più auspicabile di tagli di spesa accompagnati da liberalizzazioni e rimozioni di oneri burocratici. Privatizzare ora vuol dire dismettere … offrire ai privati qualcosa a prezzo di saldo o gratis è conveniente solo con aziende che hanno bisogno di essere risanate e di cui è meglio sbarazzarsi.
Le condizioni per la salvezza sono due, non una sola. La prima è risanare i bilanci dello staterello tricolore, riprogettando un sistema vecchio, inefficiente e drammaticamente costoso, ricordando che qualora questo obbiettivo minimale ai fini della salvezza (non certo in termini di lavoro da fare) non riesca, qualsiasi altra mossa risulterà ininfluente sul risultato finale.
Pessimo segnale in questo senso la decisione governativa di tagliare gli investimenti per pareggiare l’aumento della spesa corrente.
La seconda è cercare di non uccidere il malato con una dose di medicinali assurda in un colpo solo (a ora abbiamo la legnata dell’IMU, incrementi fiscali vari e la forca dei pagamenti fortemente ritardati della PA), rallentando la violentissima correzione in atto e cercando di comperare altro tempo. Questo lavoro però l’Italia non può farlo da sola, non ha più gli strumenti causa rinuncia. Non può affidare la divisa nazionale (vaporizzata nel 2000) al libero mercato, non può stampare valuta, creando quindi inflazione e svalutazione, tutte cose che possono aiutare i grossi debitori. Tali leve ora sono a Francoforte, con tutte le rigidità che comporta avere 17 Paesi diversi, con situazioni economiche diverse ma una sola divisa.
L’Italia non può nemmeno fissare obbiettivi non in linea con il fine del pareggio di bilancio … non tanto per una modifica costituzionale malscritta e facilmente aggirabile ma perché si è formalmente impegnato con francesi e tedeschi a pareggiare il bilancio entro il 2013, impresa ormai impossibile. Tale sottoscrizione all’epoca fu vitale per le campagne SMP della Banca Centrale di Francoforte, unica forma di sostegno ricevuta esplicitamente dal Paese in questo lungo anno di crisi sovrana. Le manovre di LTRO (1 trilione di euro in due ondate) invece si originano dal severo credit crunch in corso, smorzato ma non annullato dall’ondata di liquidità. Che questo sia servito anche per smorzare le spese per interessi dei paesi periferici è un accidente, non il fine voluto.
Come se non bastasse, il famigerato Fiscal Compact impegnerà – se ratificato – lo staterello tricolore a ridurre il debito di 45 miliardi di euro (59 mld $) all’anno … non è ancora in vigore ma potrebbe entrarvi entro l’anno.
Per queste ragioni l’Italia non è più padrona del proprio destino, ma dipende dalla Germania. Saranno infatti le politiche tedesche a decidere il destino del Paese:
se si metteranno al primo posto crescita economica, riforme pro crescita, riduzione del peso degli Stati e una linea d’ossigeno temporanea, accettando inflazione sopra il 2% anche nel core dell’eurozona, allora esiste qualche speranza.
Se invece ci si impunterà sull’austerity a tutti i costi, il consolidamento del debito tricolore sarà matematico anche nel caso (poco probabile al momento ma possibile ) che Monti azzecchi la cura.