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Cherry picking, brutta malattia italiana

by on Dec.08, 2018, under bits of economics, italian, politics, shared, Sovereign crisis 10s, Twit

C’è una cosa che ultimamente non piace per niente da queste parti.

Le aziende o gli enti interessati presentano il loro progetto o la loro candidatura. Il comitato esaminatore, in un Paese normale, darebbe i voti ai professionisti, in base a elementi vari e stilerebbe una classifica. Il primo vince, gli altri vanno a casa, magari scontenti, magari onorati della partecipazione.

Invece no. Il comitato esaminatore ultimamente esamina i progetti, fa una prima scrematura e poi smonta, rimonta, prende, pesca … e alla fine fabbrica un accrocchio che in teoria assembla il meglio di qua e di là, in pratica perde l’unitarietà del progetto originario, che diviene quello del capo del comitato esaminatore e del suo team tecnico.

E’ capitato così per le Olimpiadi, dove al posto di decretare un vincitore il CONI ha obbligato i candidati ad accettare il progetto che aveva rimasticato e ridigerito. Alla fine Milano e Cortina hanno accettato obtorto collo (o così o niente), Torino ha avuto un attacco di terrore giallo e si è sfilata.

Sta capitando lo stesso a Genova, dove non è stato scelto un progetto di demolizione ma un assemblato.

Abbiamo paura che capiti lo stesso per il ponticello … ma lì i progetti sono così diversi che forse nessun accrocchio può essere possibile.

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C’era una volta una banca genovese

by on Nov.13, 2018, under Bank crisis 10s, bits of economics, italian, politics, shared, Twit

C’era una volta una banca. Era una banca locale, ligure, gestita da liguri e similari, con clienti liguri, sviluppata prevalentemente in Liguria.

La banca è stata semidistrutta da una gestione sciagurata, di Berneschi, condannato al gabbio. Poi – nelle more dei successivi aumenti di capitale – si è presentato il salvatore, uno che dava impressione di serietà. Ma non era un Berlusconi, un DelVecchio o un Benetton, era un imprenditore di medie dimensioni del settore edilizio.


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Le banche stanno studiando il rinforzo del fondo interbancario

by on Nov.12, 2018, under Bank crisis 10s, bits of economics, italian, politics, shared, Twit

La notizia di questi giorni è la linea di credito allo studio a favore del FITD (Fondo interbancario di tutela depositi) e a carico di un consorzio di 5 banche (Intesa, Unicredit, UBI Banca, Banco BPM e BMPS) come da notizie Reuters https://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL8N1XK2V3 

A cosa potrà mai servire? Certamente a migliorare la tutela dei depositi assicurati (sotto i 100000 euro). Forse ad aiutare la liquidazione di qualche piccola banca (sotto i 3 miliardi di attivo), aiutando a parare tutti i correntisti (esempio: caso Banca Base).

Direi quindi notizia neutra, se non lievemente positiva perché rinforzare le garanzie è cosa sempre buona, soprattutto se sono magre.

C’entra Carige o Popolare Bari (le due grandi malate di sistema) in tutto questo? Non crediamo. Non sono commissariate, e poi si tratta di banche di medie dimensioni (totale attivo 24.7 miliardi, totale conti correnti 12.2 miliardi per Carige, 14.5 e 9 miliardi per Pop Bari,  dati dalla semestrale 2018).

Se poi i signori banchieri vogliono perdere soldi per filantropia verso banche concorrenti, liberi di farlo. Che aprano un fondo Atlante 3 (o roba simile) e ci versino altro sangue … ma si ricordino sia il passato (Veneto), sia questo dettaglio: SGA (veicolo pubblico) ha sottoscritto nuove azioni CariGE giusto l’anno scorso a 1 centesimo ciascuna, e lamenta l’80% di perdite.

PS: il governo? Direi “immobilismo apparente, attivismo silenzioso” (cit.), come suo solito.

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Questa è una storia molto triste / perché il NADEF … NON ESISTE

by on Oct.02, 2018, under bits of economics, italian, Miscellanea, politics, shared, Twit

(Esultanze, strilli, grida, titoloni, polemiche. Il tutto per scoprire che l’oggetto del contendere è ancora in cucina e di fatto non c’è. Noi come sempre aspettiamo pazienti il PDF e non ci fidiamo delle chiacchiere su cui verte adesso la discussione. Qualcosa ci fa pensare che ci sarà ancora un po’ da attendere … e poi si tratta solo del NADEF. La vera manovra sarà a dicembre, solo allora sarà appropriato dire chi ci rimette e chi ci guadagna.)

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2026: Torino punita, Lombardo-Veneto candidato

by on Oct.01, 2018, under bits of economics, italian, politics, shared, Sport, Twit

Persa per strada definitivamente Roma, dopo due no consecutivi (2020 e 2024), persa per strada Torino dopo il clamoroso passo indietro per iscritto del sindaco Appendino, il Bel Paese si affida a Milano e Cortina d’Ampezzo per portare il circo olimpico – stavolta in versione invernale – sul proprio territorio.

Nel caso saranno le olimpiadi del Lombardo Veneto, vera locomotiva del Paese e territorio storicamente ben amministrato.

In  Piemonte partono le recriminazioni, ma il tutto ha origine nel grave errore dei cittadini di Torino, che hanno votato una maggioranza sulla piattaforma della decrescita infelice. Al resto ci hanno pensato l’incapacità di fare squadra dei politici e la paura del futuro di questo sindaco, nonché la sua scarsa capacità di adattamento alla nuova realtà. Spedire una letterina a Roma con allegata la vecchia delibera resa obsoleta dai fatti è stato un segnale chiarissimo, colto da Giorgetti che ha giustamente fatto saltare il tavolo.

Non è questione di costi e attrezzature, è questione politica. Se ci si perde adesso in sede preliminare, quando arriveranno i problemi veri che si fa? Il seppuku?

“Qualcuno ha avuto paura: ha sbagliato – prosegue Salvini -. Io non vivo la politica con paura e non ho perso la speranza. Una proposta olimpica italiana ci sarà. Farò di tutto perché queste olimpiadi italiane ci siano. E se il governo era disposta a fare la sua parte con tre, non vedo perché non dovrebbe farlo con due” sedi.


“Olimpiadi Invernali 2026, Salvini: ‘Proposta Italiana Ci Sarà.’” QuotidianoNet, QuotidianoNet, 22 Sept. 2018, www.quotidiano.net/politica/olimpiadi-invernali-2026-1.4197258.

Che farà Chiamparino adesso? Se riesce a salvare le vallate come satelliti di Milano, per paradosso rende il disastro della città ancora più cocente e devastante.

In ogni caso le prossime olimpiadi Torino le vedrà molto in là, forse dal 2046 in poi. Può sperare di vedere qualcosa prima solo se le altre due falliscono, cosa poco auspicabile per il Paese.

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