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Archive for the ‘bits of economics’ Category

C’è chi può … e chi no

(ma potere sarà poi un bene?)

I casi sono due: se navighi nell’oro e hai tanti soldi da spendere puoi fare un po’ di cose: piani plurimiliardari, salvataggi, maxi indebitamenti, prestiti ponte senza garanzie a cani e porci, introduzione di un po’ di socialist state. Salvo poi rassegnarti all’inevitabile realtà, lasciando che i giudici avviino le procedure fallimentari o come soluzione finale oppure come ponte per far arrivare i salvatori da te lautamente foraggiati.

Se non navighi nell’oro e hai già il tuo bel carico di debiti puoi fare meno (more…)


Anche i ricchi piangano - il ritorno

[...]Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta: “Mettiamo nel 2009 500 milioni per il volontariato e i comuni per contrastare la povertà estrema, per chi non ha nulla. Per finanziare questa iniziativa possiamo introdurre un contributo straordinario di due punti sull’Irpef dei redditi alti, da quelli dei parlamentari in su, e cioè di 120mila euro”. “Chiediamo - ha aggiunto - a circa 150-200mila persone con redditi alti, compresi i parlamentari, di farsi carico di chi non ce la fa”. Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: “andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni”. Il leader democratico si è detto «consapevole» del fatto che si tratti di “una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale”.

via Crisi, Pd: “Una tantum sui redditi più alti” Bossi apre: “Va bene” - Articolo - ilGiornale.it del 11-03-2009.
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L’uomo di Sanluri: the end

Renato Soru

Renato Soru? «È un incantatore di serpenti, che ha fallito in tutto, come imprenditore, come politico, come governatore della Sardegna». L’affondo di Silvio Berlusconi è netto, senza attenuanti. E si sviluppa su tre distinte direttrici. «Come imprenditore - attacca in un’intervista a Studio aperto - ha messo su un’azienda che ha inanellato 11 anni di perdite continuative, per un totale di 3 miliardi e 300 milioni di perdite, di passività: incredibile ma vero». Un’azienda, Tiscali, che «è stata quotata in Borsa, che ha raggiunto il valore per azione di oltre 100 euro» e che «oggi vale 38 centesimi per azione. Pensate quante persone sono state defraudate e impoverite da questa situazione».
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Siena update

A parziale correzione/aggiornamento di quanto scritto qui, ci fanno sapere che il buco Inpdap dell’Università di Siena ammonta a circa 67 milioni e che ora il buco di bilancio stimato pare aggirarsi intorno ai 200 milioni.

La tecnica per tenere in vita tale ente sembra essere quella dell’anticipo dei contributi statali. Per la serie … a parità di gestione tutte le aziende sono uguali. Ma alcune lo sono di più.


Cairo sugli stipendi

interpellato in merito da Toro News, ha rivelato poco fa al nostro Mauro Saglietti come non solo gli stipendi vengano pagati, ma anche in anticipo rispetto alle abitudini degli altri club di A. “Sappia che prima di Natale ho pagato a tutti Ottobre, il che ci fa una delle società più puntuali nel pagamento stipendi. Siamo sempre stati molto puntuali, anche troppo forse”.

Queste le parole di Cairo, che poi cataloga come “non seria” la voce emersa in mattinata, voce che sembra potersi così annoverare tra le numerose, venute fuori in tempi recenti, dal fondamento quantomeno dubbio.

da qui.

Quindi … ottobre sì, novembre no, dicembre no, almeno per ora. Pagamento di fatto a 60 giorni (more…)


A spizzichi e a bocconi

Così escono le notizie relative al bilancio di una società non quotata (Torino FC S.p.A.) se sul sito non si trova nulla.

L’info è scritta qui, ma le vocine mi erano già giunte a inizio dicembre, quindi non mi è chiaro se il riferimento è alla situazione di dicembre o se per natale è stato pagato qualcosa.

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“Lavoratori” e vecchi mali

Dunque.
Abbiamo un’azienda fallita che in quanto tale non è più in grado di rimborsare eventuali cause future.
Abbiamo procedure assurde che impediscono di colpire direttamente i responsabili con multe da capogiro (si passa attraverso l’azienda), ergo chi fa scioperi selvaggi è di fatto impunito.
Abbiamo una speranza: che almeno i subentranti si rifiutino di assumere/far lavorare questi rompiscatole che fanno dello sciopero selvaggio la loro bandiera (improbabile).
Abbiamo due certezze: qualcuno ha compiuto un atto sostanzialmente illegittimo lasciando volare una compagnia fallita; qualcun altro avrebbe fatto affari migliori lasciando al suo destino la vecchia bagnarola.
Abbiamo un’altra certezza: mentre tanti lavoratori stanno lì a pietire qualche mese di cassa integrazione o di contratti di solidarietà, qui c’è gente che ha tre anni di cassa e quattro di mobilità garantiti nel peggiore dei casi.

Ergo: l’operazione alitalia si sta rivelando come un costoso quanto inutile salvataggio … inutile perché se questa è la partenza (CAI che cede a uno sciopero selvaggio) non osiamo immaginare il seguito. Inutile perché i mali della vecchia compagnia hanno elevatissime probabilità di ripresentarsi nella nuova.


Vietato illudersi

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - I vertici di Alitalia in carica nel periodo dal 2000 all’estate 2007 sono indagati dalla procura di Roma per bancarotta. L’inchiesta e’ quella aperta lo scorso settembre dopo la dichiarazione di insolvenza della compagnia di bandiera. Ad essere indagati sarebbero otto tra presidenti, amministratori delegati e direttori generali. Massimo riserbo in procura sugli sviluppi dell’inchiesta e sui nominativi.


Affamare la bestia è l’unica soluzione

Mi è capitato di leggere dell’ultimo bubbone esploso in quel di Napoli: quell’inchiesta in cui una fuga di notizie fece suicidare una persona (ma allora i giudici sanno lavorare in silenzio quando vogliono …) e complicò - a detta dei magistrati - il lavoro di chi doveva fare luce sui problemi.

I dettagli potete leggerli sul Giornale, sul Corriere (per citarne due).

Ma la frase che ritengo più importante è questa:

Un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito. La delibera sul Global service, al centro dell’inchiesta, intendeva affidare a un unico gestore, come avvenuto in altre città, l’appalto per una serie consistente di lavori pubblici e manutenzioni di competenza del Comune. La delibera fu varata ma il relativo appalto non è mai partito, a causa della mancanza di copertura finanziaria.

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Ciao ciao bailout per auto

Il piano approvato dalla Camera dei Rappresentanti nei giorni scorsi era stato pesantemente criticato perché troppo morbido e non sufficiente. Ieri sera la svolta, secca: niente accordo tra maggioranza dem e opposizione GOP al Senato perché i sindacati si sono rifiutati di accettare un taglio salariale da 70$/h a poco meno di 50$/h (come i concorrenti non sindacalizzati) dal 2009. Un altro punto qualificante proposto dai repubblicani era l’abbattimento di 2/3 del debito

Adesso i destini delle aziende del settore auto saranno diversi. Ford non aveva bisogno immediato di aiuti e si è attivata nella ricerca di linee di credito. Per GM e Chrysler invece si spalancano le porte del Chapter 11 della legge fallimentare, e un probabile crack in poche settimane.

Vantaggio: se aiuti di Stato arriveranno, saranno mirati a chi era messo meglio e sta passando un momento difficile, non a tenere in vita aziende decotte.





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